Regione Veneto

Cosa fanno gli altri?

COSA FANNO GLI ALTRI?

Il riordino territoriale s’ha da fare. Questo ormai è fuor di dubbio.

A imporlo, a gran voce, è il legislatore nazionale che, con il decreto 78 del 2010, ha reso obbligatorie le gestioni associate per i piccoli comuni.
A suggerirlo, in coro con le autonomie locali, è la Regione Veneto che mercoledì 3 agosto, in Giunta Regionale, ha licenziato, previo parere positivo della Conferenza Regioni Autonomie Locali, il disegno di legge “Disciplina dell’esercizio associato di funzioni e servizi comunali” per il successivo vaglio del Consiglio Regionale.
È iniziato il conto alla rovescia per oltre la metà dei comuni veneti chiamati, già dal prossimo 31 dicembre, come previsto dalla recente manovra estiva, a gestire in forma associata almeno due delle sei funzioni fondamentali.
Secondo l’originario disegno del decreto 78 del 2010, un decreto interministeriale avrebbe dovuto indicare tempi e modi per le gestioni associate. La bozza del DPCM, presentata alla Conferenza Regioni Autonomie Locali a fine luglio, aveva però destato non poche perplessità.
È, quindi, intervenuto il legislatore statale che, in sede di conversione in legge della manovra estiva, ha previsto una serie di scadenze per l’esercizio, da parte dei comuni obbligati, di un numero sempre crescente di funzioni fondamentali: due al 31 dicembre 2011, quattro al 31 dicembre 2012 per giungere alla completa gestione di tutte e sei al 31 dicembre 2013.
Mancano quindi poco più di quattro mesi per la prima scadenza.
Già dall’entrata in vigore del decreto 78/2010 la Regione Veneto ha avviato un percorso di studio e di concertazione con le autonomie locali per non far giungere i comuni veneti impreparati alla data, ormai prossima, che li vede obbligati a far ricorso alle gestioni associate.
È stato, infatti, costituito un Gruppo di Lavoro in seno alla Conferenza Regioni Autonomie Locali per realizzare, un percorso in sinergia con i rappresentanti di Anci, Uncem, Urpv, forte della convinzione che, senza una reale condivisione con il territorio, un riordino sarebbe destinato a rimanere lettera morta o, nella migliore delle ipotesi a trovare una realizzazione parziale. Grazie all’impegno del Gruppo di Lavoro si è addivenuti alla predisposizione del disegno di legge che introduce principi e indicazioni utili per realizzare il riordino territoriale.
Perché questo si possa realizzare, è necessaria, in tutti gli attori coinvolti, la convinzione non della sua obbligatorietà bensì della sua necessità e utilità,.
Le alleanze non si impongono. Si costruiscono con percorsi condivisi e in vista di obiettivi comuni. Non può essere una finanziaria, una norma, cioè, per sua stessa natura, legata a finalità di esclusiva natura economica, a far sì che i Comuni decidano di operare insieme.

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Per questo la Regione Veneto ha scelto di intervenire con una legge che, anziché imporre le gestioni associate sulla base di meri indicatori demografici, fornisca una indicazione di metodo per realizzare un percorso condiviso nel quale tutti i soggetti interessati sono chiamati ad intervenire.
Tutti i Comuni veneti con popolazione inferiore a 5.000 abitanti saranno, infatti, chiamati a presentare alla Regione una propria proposta di gestione associata.
Il disegno di legge si limita a indicare i criteri guida per la predisposizione delle proposte come, ad esempio la appartenenza alla medesima provincia e la contiguità territoriale.
La Regione predisporrà quindi un piano di riordino territoriale che permetterà di disegnare una nuova geografia amministrativa del Veneto in ragione delle gestioni associate venutesi a costituire.
Il Disegno di Legge che anziché imporre un riordino territoriale interviene disciplinando un percorso per il suo raggiungimento, sancisce il primato della autonomia comunale in una logica di massimo rispetto e a favore di un risultato certo in quanto raggiunto attraverso la concertazione.
E’ ora fondamentale che il Consiglio Regionale approvi con la massima urgenza il disegno di legge affinché non si venga a creare uno scollamento rispetto alla normativa statale che, come già evidenziato, fissa al prossimo 31 dicembre il momento in cui dovranno essere avviate le gestioni associate.

                              Assessore Regionale al Bilancio e agli Enti Locali

 



INTRODUZIONE

Il disegno di legge approvato dalla Giunta Regionale avente ad oggetto la “Disciplina dell’esercizio associato di funzioni e servizi comunali” si presenta con un testo veloce, leggero, di agevole lettura.

In soli sedici articoli, ripartiti in otto capi, sono contenute le disposizioni volte a realizzare un piano di riordino territoriale attraverso l’azione concertata di Regione e Comuni.

I principi ai quali si ispira il provvedimento sono quelli di economicità, di efficienza e di riduzione delle spese. L’obiettivo principale è realizzare un articolato, armonico e, soprattutto, condiviso riordino territoriale.

La necessità e l’urgenza, per la Regione Veneto, di prevedere una organica disciplina che, attraverso un procedimento che vede parte attiva i Comuni, porti a un riordino territoriale, derivano dal decreto legge n. 78/2010, che ha introdotto l’obbligo di gestione associata delle funzioni fondamentali per i comuni fino a 5.000 abitanti, e dal successivo decreto 98/2011 che ha fissato al prossimo 31 dicembre il termine entro il quale i comuni obbligati dovranno esercitare in forma associata almeno due delle sei funzioni fondamentali.

È, perciò, indispensabile intervenire prontamente al fine di indirizzare le azioni dei Comuni attraverso una serie di principi e criteri guida contenuti nel disegno di legge.

Spetta al legislatore regionale fissare il limite demografico per i comuni appartenenti alle comunità montane: recependo le istanze provenienti dal territorio il disegno di legge prevede che l’obbligo di gestione associata sia esteso anche ai comuni montani con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.

Dei 581 comuni veneti, 313 sono obbligati alla gestione associata perché hanno una popolazione inferiore ai 5.000 abitanti.

L’iter che ha portato alla predisposizione del disegno di legge è stato realizzato in accordo con i rappresentanti delle autonomie locali attraverso lo strumento di concertazione costituito dalla Conferenza Regioni Autonomie Locali.

Il disegno di legge disciplina il processo di riordino territoriale attraverso l'individuazione della dimensione territoriale ottimale e omogenea per area geografica, le forme e le modalità per l’esercizio associato delle funzioni da parte dei comuni, gli incentivi e le azioni di sostegno; va oltre le indicazioni di minima disposte dal legislatore statale introducendo una disciplina più articolata anche per quanto concerne le funzioni che verranno gestite in forma associata e le forme attraverso le quali i comuni potranno esercitarle.

Per quanto concerne le forme di gestione associata, il disegno di legge precisa che le funzioni potranno essere esercitate oltre che mediante unioni e convenzioni, anche attraverso le ulteriori forme associative riconosciute con legge regionale. E’, inoltre, precisato che anche le Comunità Montane possono costituire una forma di gestione idonea all’esercizio delle funzioni fondamentali.

Il cuore del provvedimento è costituito dal capo IV, dedicato al piano di riordino territoriale e che prevede un articolato procedimento amministrativo che vede quali attori principali i Comuni.

È infatti previsto che il Piano di riordino territoriale venga predisposto dalla Regione sulla base delle proposte che i Comuni hanno presentato e nel rispetto di alcuni criteri guida indicati nel disegno di legge e, possibilmente all’interno delle quattro macro aree individuate sulla base di indicatori geografici, socio-economici, demografici.

Si tratta delle area montana e parzialmente montana, di quella ad elevata urbanizzazione, dell’area del basso veneto e, infine, dell’area del veneto centrale.

Va evidenziato che il Comune non è destinatario di obblighi da parte del legislatore regionale quanto invece di indicazioni e criteri guida che gli permetteranno di ottemperare nel modo più congeniale alla specifica realtà territoriale all’obbligo di gestione associata imposto dal legislatore nazionale.

Il disegno di legge introduce, viceversa, specifiche forme di incentivazione economica e di sostegno giuridico amministrativo a favore delle gestioni associate.

Importante novità è costituita dalla anagrafe delle forme di gestione associate che permetterà di avere piena contezza del fenomeno associativo come realmente dimensionato nella realtà veneta.

Come funzionano e quanti contributi ricevono le Altre gestioni in giro nel territorio nazionale:

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